domenica 11 marzo 2007

Lo sviluppo comportamentale del cane







Fasi di sviluppo comportamentale e
determinazione delle interazioni sociali nei cani

E' ormai riconosciuto come !e esperienze pregresse compiute dagli animali nei vari periodi del loro sviluppo
siano determinanti nell'insorgenza di manifestazioni caratteriali nel soggetto adulto.
Per ciò che concerne il cane i primi e più importanti studi in questo senso furono compiuti dal Roscoe B.
Jackson Institute di Bar Harbor (USA) gia a partire dagli anni '40 e dimostrarono come esistano nel cane
particolari periodi di sviluppo nei quali i cuccioli sono altamente sensibili agli stimoli ambientali e
particolarmente esposti a danni permanenti di tipo psicologico. (Scott&Martson 1950, Scott 1961,62,65,
Fuller 1967 ecc)
Seguendo le tracce degli studi sopra citati lo sviluppo precoce del cane può essere diviso in una serie di
quattro stages o periodi naturali:

1) Periodo neonatale
2) Periodo di transizione
3) Periodo di socializzazione
4) Periodo giovanile

A questi si aggiunge un periodo detto prenatale durante il quale possono avvenire cambiamenti
comportamentali permanenti dovuti alle interazioni fra madre e feti.

Periodo Prenatale
A lungo non considerato importante nella determinazione dei futuri comportamenti, soprattutto in relazione
all'incompleto sistema nervoso del feto, inadatto quindi all'apprendimento. Recenti ricerche hanno invece
dimostrato la capacità transplacentare della madre di influenzare alcune sequenze comportamentali del feto.
Vari autori hanno in particolare dimostrato come femmine gravide soggette ad intensi stati di stress tendano
a rendere i cuccioli maggiormente reattivi allo stress nella loro vita futura (Thompson & altri '57, '62 ecc.),
così come femmine particolarmente emotive tendano a partorire cuccioli altamente emotivi anche
indipendentemente daUe influenze di tipo genetico. Le influenze materne possono estendersi anche nella
determinazione di future preferenze nei confronti di stimoli di natura diversa (preferenze alimentari, attivatori
mentali ecc.).
L'effetto della costante emotiva della femmina gravida nei confronti dei feti è probabilmente legato ai tassi di
variazione degli ormoni coritcosteroidei della madre soprattutto in relazione allo stress.
In ultima analisi segnaliamo lo studio di Hart & Hart (1985) che pone l'accento sulle variazioni legate alla
presenza di ormoni androgeni tipicamente maschili dovuti alla presenza costante in fase prenatale della
presenza del maschio.
Risposte dei feti a stimolazioni taUiii e nervose
Sensibilità emotiva


Periodo Neonatale (da Oa 14 gg ca)
Durante il periodo neonatale i cuccioli sono completamente dipendenti dalla madre per ciò che riguarda aiuto
e cure parentali, per questo sono preprogrammati geneticamente ad emettere comportamenti indirizzati alla
soddisfazione di meccanismi legati alla sopravvivenza. Dalla nascita fino a circa la 2a settimana i cuccioli sono
sensibili agli stimoli tattili, a quelli gustativi e in minima parte a quelli odorosi, ma hanno profonda incapacità
motoria e un sistema neurosensoriale ancora grandemente incompleto.
Partendo da queste considerazioni le capacità di apprendimento associativo nel cucciolo in questa fase sone
state per lungo tempo trascurate; studi successivi dimostrarono invece come siano possibili semplici
passaggi di apprendimento associativo, anche se imparagonabili alle capacità future.
Un valido esempio riguarda le stimolazioni tattili: brevi periodi di manipolazioni o introduzione di altri stimoli
tattili possono avere effetti a lungo termine nell'emissione di comportamenti futuri e persino nello sviluppo
fisico (vari e Fox '78). Tra i vari effetti citiamo: accelerazione dello sviluppo del sistema nervoso, crescita
maggiore del pelo e del peso, sviluppo di capacità mentali e capacità motorie, apertura precoce del canale
visivo.
In termini di sviluppo comportamentale possiamo affermare che cuccioli esposti a vari stimoli dalla nascita
fino alle 5 settimane tenderanno ad essere più confidenti. esplorativi e sociali (Fox '78).
Oggi sappiamo che un simile processo da il via ad un cambiamento adattativo del sistema pituarioadenocorticale
che predispone l'animale ad una maggiore tolleranza allo stress nella vita futura.
Fox (71) e Zimen (87) dimostrarono come gli stessi processi adottati in cuccioli di lupo entro le prime due
settimane di vita predisponessero questi soggetti ad una maggiore tolleranza al contatto con l'uomo nella
vita futura.
Possiamo quindi affermare che i cuccioli in questa fase sono sicuramente sensibili agli effetti dovuti allo stile
di vita della madre, dell'uomo e dell'ambiente che li circonda.
Attivazione programmi genetici eH crescita
Drive legati alla sopravvivenza
Tatto e gusto (riflessi di suzione e orientamento)
Incapacità e incompletezza (termoregolazione, rase eliminatoria, movimento)
Sviluppo neurologico
Attaccamento madre nei confronti dei cuccioli


Periodo di transizione (da 14 a 21 gg ca)
Il periodo di transizione, come suggerisce il nome, è una breve fase nella quale si susseguono rapidi e
profondi cambiamenti di tipo psicofisico, con la scomparsa delle sequenze comportamentali del periodo
neonatale e la comparsa di quelle tipiche del giovane cane e dell'adulto.
E'un periodo piuttosto breve che comincia con l'apertura degli occhi (13 gg ca.+/-3) e si conclude
approssimativamente ai 18-20 gg con l'apertura del canale uditivo, testimoniato dalla reazione a stimoli
sonori. Sottoposti ad encefalogramma i cuccioli dimostrano un improvviso innalzamento dell'attività corticale.
Numerosi e sensibili sono anche i cambiamenti nelle emissioni comportamentali: dimostrano la capacità di
strisciare anche all'indietro oltre che in avanti, cominciano a stare eretti e a camminare, iniziano a defecare ed
urinare al di fuori del loro spazio vitale e i leccamenti materni per l'evacuazione sono via via non più
necessari; dimostrano inoltre una progressiva e veloce attrazione verso il cibo solido e cominciano ad
emettere comportamenti di gioco finalizzato alla lotta oltre che vocalizzazioni e movimenti della coda atti a
comunicare con i propri fratelli.
Anche le vocalizzazioni dovute allo stress cambiano in questo periodo, nella forma ma soprattutto nelle cause
scatenanti (legati soprattutto all'ambiente).
Questi cambiamenti trovano senso se riferiti al comportamento dei cuccioli di lupo che cominciano proprio
fra la 2a e la 3a settimana le prime attività al di fuori della tana, anche se studi comparativi dimostrano come il
periodo di transizione sia precoce e più rapido nel lupo che non nel cane.
A livello di apprendimento e di effetti sulle esperienze precoci questo periodo può essere paragonato al
precedente e rappresentarne una sorta di continuazione. Troveremo infatti livelli di apprendimento e stabilità
di risposta agli stimoli simili a quelli degli adulti solo in cuccioli a partire dalla 4-5a settimana di vita.
Sviluppo neurosensoriale completo
Autonomia motoria
Comportamento esplorativo
Attaccamento cuccioli verso la madre


Periodo di socializzazione primaria / età sensibile
Il periodo detto di socializzazione nei cuccioli è stato inizialmente descritto come "periodo critico" per la
formazione delle relazioni sociali primarie e per il processo di attaccamento (Scott e altri '62 e '74). Il termine
di "periodo critico" è dovuto agli studi di Lorenz su specie volatili precoci in relazione ai fenomeni di
imprinting materno e sessuale. Per questi animali il periodo critico costituisce effettivamente una ben definita
"finestra" di sviluppo durante la quale stimoli specifici causano effetti a lungo termine ed irreversibili sui
comportamenti futuri; inoltre stimoli appropriati e ben determinati (speCie-specifici) in questo periodo sono
necessari perché awenga un corretto sviluppo dell'animale (Fox '78).
Studi recenti tendono però a dimostrare come il limite temporale di questo periodo sia molto più labile di
quanto precedentemente osservato e che i comportamenti preferenziali acquisiti possano comunque essere
modificati e, a volte, anche ribaltati in periodi successivi, anche se con evidenti e diversi livelli di difficoltà.
Oggi più correttamente si usa il termine di "periodo sensibile" a sottolineare come in questa finestra
particolari preferenze o risposte comportamentali siano acquisite in modo molto più veloce e profondo che in
negli altri periodi di sviluppo dell'animale (Inmelmann & Suomi '81; Bateson '79, '81).
La socializzazione primaria nei cuccioli è fondamentalmente indipendente dai principi associativi legati a
rinforzi e punizioni, venendo invece maggiormente accelerata dall'insorgenza di stimoli di tipo emozionale,
siano essi positivi o negativi (Scott '74, Scott&Fulier '65).
Per i cuccioli di lupo il periodo di socializzazione garantisce ai giovani animali il corretto processo di
attaccamento verso fratelli, genitori e membri del gruppo. Per i cani prepara i cuccioli all'attaccamento con ì
non-cospecifici (uomo ed altri animali), oltre che chiaramente con i cospecifici.
Altrettanto importante durante il periodo sensibile è il processo che porta i cuccioli a formare attaccamento
verso particolari luoghi, detto "localizzazione" (Scott & Fuller '65). I due processi, socializzazione e
localizzazione, sono talmente simili da poter sostenere che rappresentino lo stesso processo applicato a
oggetti differenti ("processo con cui i cuccioli sviluppano attaccamento verso oggetti animati ed inanimati che
sono parte del suo mondo a questa specifica età" Scott&Fulier '65).
Il limite inferiore e superiore del periodo di socializzazione primaria è stato identificato tramite esperimenti di
laboratorio durante i quali la tendenza ai contatti sociali dei cuccioli è stata monìtorata ed investigata tramite
interazioni in momenti diversi del loro sviluppo.
Citiamo gli studi di Freedman ('61): 8 cucciolate di Cocker e Beagle sono state poste in isolamento dall'uomo,
ma non dalla madre, fino alla 14 settimana. Alcuni cuccioli ricevettero manipolazioni a 2, 3, 5, 7 o 9settimane, cinque cuccioli vennero invece privati della manipolazione fino alla 14 settimana. Alla 14asettimana tutti i cuccioli vennero riesaminati e sottoposti a manipolazione "passiva" da parte dell'uomo, abituati al guinzaglio e sottoposti a semplici stimolazioni psicofisiche piacevoli e spiacevoli. I cuccioli
cializzati tra la 5 e la 9 settimana dimostrarono una rapida accettazione delle manipolazioni ed un veloce
apprendimento dell'uso del guinzaglio. Quelli socializzati dopo la 7 settimana dimostrarono una buona
tendenza verso la manipolazione ma una crescente difficoltà al "lavoro" al guinzaglio e alla sopportazione di
stimoli. I 5 non socializzati rimasero paurosi e scostanti anche dopo numerose settimane di attenta e delicata
manipolazione.
Freedman identifica quindi il periodo di socializzazione nella finestra che va da circa la 3 alla 12 settimana di vita.



Da Fox, Freedman e altri: studi sui meccanismi di socializzazione


l) Cucciolata di Chihuahua a 3 settimane inseriti in cucciolata di gatti di 4 settimane, fino alle 12 settimane:
preferiranno una volta riuniti, la compagnia dei gatti; inoltre la madre adottiva sarà in grado di comunicare
con loro così come i gatti con cui sono cresciuti.



2) Cucciolata divisa in 3 gruppi: un gruppo riceve dalla nascita manipolazioni ma non riceve contatti con altri
cani; il secondo gruppo riceve contatti con uomo e cani in egual misura; l'ultimo gruppo riceve solo contatti
con cospecifici. Quando i tre gruppi vengono riuniti, dopo le 12 settimane, i cuccioli non solo si dispongono al
contatto con ciò a cui sono stati abituati ma legano socialmente con cuccioli che hanno avuto analoga
esperienza



3) Cuccioli isolati dalla presenza dell'uomo e gradualmente introdotti al contatto dimostrano evidente crescita
di diffidenza più tardivo è il contatto con l'uomo: cani che vivono il contatto con uomo fra la 3 e la 5a settimana approcciano facilmente gli estranei; cuccioli introdotti fra la 5 e la 7 settimana dimostrano una
crescente diffidenza; cuccioli introdotti a partire dalla nona settimana si dimostrano quasi totalmente insicuri
e paurosi. (cuccioli isolati totalmente fino alla 16 settimana tendono a sviluppare reazioni di fuga del tutto
simili a quelle degli animali selvatici).
Studi successivi confermano questa interpretazione anche se ci aiutano ad integrarla, per esempio notiamo
come in presenza di umani estranei "attivt i cuccioli dimostrino una iniziale diffidenza ma poi una crescente
spinta verso il contatto sociale proprio nella finestra tra la 3a e la 5a settimana., che va a declinare dopo tale
periodo; inoltre i cuccioli in questa fase non hanno paura della presenza di estranei passivi ma cominciano ad
accrescere la loro insicurezza verso strani e sconosciuti individui o stimoli dopo questo periodo.
Scott&Fuller('65) definiscono il periodo di socializzazione primaria fra la 3a e la 12a settimana con un picco di
sensibilità fra la 6a e la Sa settimana. Prima della 3a settimana i cuccioli hanno un sistema neurosensoriale
ancora troppo incompleto per permettergli meccanismi di socializzazione e dopo la 12a la tendenza naturale
ad un approccio insicuro e diffidente verso persone o stimoli non conosciuti costituisce un effettivo limite alle
capacità di socìalizzazione. Tra le 6a e la 8a settimana il cucciolo vive quindi un momento di naturale spinta
motivazionale verso il contatto con tutto ciò che non conosce.
Altrettanto importante per la comprensione di questo periodo è la ricerca fatta da Scott&Fuller nel '66 che
identifica il periodo intorno all' 8a settimana come caratterizzato da una elevata ipersensibilità del cucciolo
allo stress psicologico e fisico. Anche la frequenza del battito cardiaco e la frequenza delle vocalizzazioni
subisce un picco di crescita fra la 6a
e la 8a settimana.
Il continuo studio dei processi legati a questo fondamentale periodo dello sviluppo dimostrano però come si
debba essere molto cauti nel definire in modo determinato il momento della fine dei meccanismi di
socializzazione. Studi compiuti su lupi e cani evidenziano come numerosi soggetti ben socializzati prima del
3° mese, siano regrediti e divenuti paurosi in assenza di periodici "rinforzi sociali" fino ai 6-8 mesi
(Fox '71, '78). Per contro cani non ben socializzati possono essere reindirizzati verso l'uomo anche se con un
lungo e paziente lavoro.
Dobbiamo anche presumere che possano esistere sostanziali differenze nella tempistica e nella qualità dei
meccanismi di socializzazione fra i vari soggetti e anche fra le varie razze di cani.
Citiamo il lavoro di Zimen che interpreta queste differenze come dovute alla" variabile e conflittuale
presenza di due sistemi motivazionali genetici indipendenti: la motivazione ad avere approcci sociali con
sconosciuti e la motivazione a fuggire da stimoli sconosciuti"
Dai risultati sulla socializzazione ottenuti dal Bar Harbor e da studi successivi (Guide dog for the blind,Pfaffemberger e altri) desumiamo due regole fondamentali per aiutare il corretto sviluppo comportamentale
del cane. Primo, il periodo ideale per stabilire una profonda relazione con l'uomo e circa fra la 6a e l'8asettimana, ed è anche un ottimo momento per l'eventuale immissione nel nuovo ambiente. Secondo, i cuccioli
vanno introdotti, da principio gradualmente, al tipo di ambiente in cui dovranno vivere da adulti a partire
dalla 8 settimana e certamente non dopo la 12 settimana di vita. Recenti studi

(Slabbart&Rasa '93 e altri)
evidenziano come la separazione con l'ambiente materno alla 6 settimana o peggio prima possa aumentare
l'instabilità e il non corretto sviluppo fisico dei cuccioli.
Gli ultimi studi in questo campo tendono a dimostrare comunque che il periodo di socializzazione ed
ambientamento (localizzazione) non cessa completamente alla 14/16 settimana ma che, pur necessitando di
un importante sviluppo nelle settimane precedenti, richiede un continuo richiamo almeno fino al 6/8 mese di
vita del cane; in questo modo avremo preparato il futuro adulto ad una piena gestione degli stimoli sociali ed
ambientali che caratterizzeranno la sua vita.
Imprinting e altri modelli di apprendimento
Processi di socializzazione (intraspedfica, interspedfica e ambientate)
Abituazione
Sensibilizzazione alla paura/stress
Drive aggressività, gioco, esplorazione
Regolazione del morso
Inibizione/frustrazione (fratelli, matdre, maschi achdti)
Distacco
Inizio meccanismi gerarchizzazione
Controllo iniziative
Relazione ubbiditiva
Richiamo istintuale
Breve compendio dell'etologia dei comportamenti di aggressività e paura

PAURA
Comunemente con paura intendiamo una serie di emozioni spiacevoli conseguenti all'aspettativa o la
consapevolezza di un pericolo o di un dolore. Qualunque sia la definizione che diamo alla paura essa è
comunque una reazione fisico-comportamentale determinata da uno stato di stress. La paura determina una
serie di reazioni tese ad elaborare la miglior soluzione per la propria sopravvivenza.
Essendo legata alla sopravvivenza la paura viene considerata innata anche se, a seconda della specie, può
avere la sua prima manifestazione in tempi diversi.
Generalmente le reazioni alla paura comuni a molte specie sono: fuga, immobilità vocalizzazioni incontrollate
e attività dislocate.
Recenti studi sui segnali stimolo (sagoma falco/anatra ecc.) dimostra come gli animali dispongano di
immagini geneticamente precostituite di minacce ambientali; ma è altrettanto indubitabile che i
comportamenti di paura siano dettati anche da apprendimento programmato.
La maggior parte dei piccoli impara fin dai primi momenti le informazioni vitali dall'interazione con uno o
entrambi i genitori; l'evoluzione fissa questo momento di interazione così importante tramite i meccanismi
dell'imprinting creando così una strategia vincente: una combinazione di reazioni comportamentali dovute a
mappatura preprogrammata e influenze ambientali dopo la nascita. Per questo una corretta definizione di
imprinting può essere: gli effetti dell'influenza dell'ambiente immediatamente dopo la nascita e i suoi"'effetti
permanenti sull'animale.
Esperimenti su cuccioli di lupo mostrano come basti no pochi minuti di manipolazione nei primi 10 giorni di
vita per predisporre il suo comportamento futuro verso gli uomini.
Analogo risultato otterremo con il cane domestico, dovendo inoltre considerare che migliaia di anni di vita
comune con l'uomo abbiano determinato la presenza di molti geni dedicati allo sviluppo della socialità con
conseguente diminuzione delle reazioni dettate dalla paura.
Nei cuccioli di cane subito dopo la nascita la paura è assimilabile ad uno stato fisico spiacevole (mancanza)
poi, seguendo il modello tipico di sviluppo della specie, altri stimoli ambientali indurranno risposte di paura.
Ciò che è sgradevole o pericoloso motiverà il cucciolo ad agire per minimizzare o ottimizzare lo stimolo
(interpretazione psicologica) ma possiamo anche dire che le esperienze spiacevoli richiedono energia e tutti
gli animali sono programmati al risparmio energetico, risolvere una situazione sgradevole libera energia per
altre attività (interpretazione etologica).
Nell'ontogenesi della paura diviene essenziale in riconoscimento ed il discernimento per il cucciolo ,dei
segnali stimolo che inducono reazioni di paura. (Iorena e i segnali stimolo come meccanismi di
autoconservazione).



AGGRESSIVITA'
Fra la 4 e la 5 settimana di vita i cuccioli di cane cominciano a esibire i primi comportamenti aggreSSIVi;
ricercano e si impegnano in lotte con i fratellini, sono alla continua ricerca di sfide. I meccanismi di
aggressività verso i fratelli permettono loro di allenare l'uso dell'aggressività senza rischi poiché in quest
fase non esiste competitività per le risorse (cibo, cure parentali) ne drive comportamentali legati alla
ossessività, possono cioè ottimizzare lo stimolo lotta/aggressività. Possiamo quindi sostenere che i cuccioli
lottano perché geneticamente programmati per farlo, inoltre se in un primo momento lottano senza
provocazioni a distanza di poco tempo il comportamento aggressivo verso i fratelli subisce un cambiamento
portandoli ad esibire comportamenti di lotta con provocazione; i comportamenti aggressivi cambiano
velocemente seguendo l'ontogenesi del cucciolo.
Ricordiamo che le prime lotte tra cuccioli sono identiche nei meccanismi sia negli animali sociali (lupi, cani)
che in quelli solitari (volpi); ogni cucciolo è alla nascita un egoista perfetto, preprogrammato a pensare
esclusivamente al proprio benessere, è solo successivamente che un animale diverrà animale sociale o
solitario diversificando così i propri modelli comportamentali.
pi e cani crescendo imboccheranno la strada della vita sociale abbandonando parte del loro egoismo per
esprimere comportamenti definiti di tipo altruistico. Una definizione etologica di altruismo è: preoccupazione
non egoistica per il benessere altrui. Ma altrettanto valida è la visone dei comportamenti altruistici come
forma più raffinata di comportamenti egoistici: il perseguimento non di un vantaggio immediato ma di
benefici a lungo termine.
Nel primo caso rientra il comportamento delle api operaie, giustificato come dimostrò Hamilton, dal
meccanismo della selezione tra simili e sostenuto da legami di tipo parentale.
Esempio del secondo caso sono i sistemi di mutuo soccorso adottati da molti primati, basati sul principio del
"adesso io aiuto te, poi tu aiuti me", implicando però meccanismi di riconoscimento.
Quindi perché il comportamento sociale operi come sistema stabile o produce un grande beneficio genetico o
causa vantaggi ben determinati nel tempo; in quest'ultimo caso il sistema funziona grazie alla capacità di
riconoscimento dei vari soggetti coinvolti. Studi etologici dimostrano come tanto più una specie è aggressiva
e tanto più gli individui della stessa si riconoscono, al punto da sviluppare vere e proprie relazioni personali
(cani, lupo, scimpanzé, oche, uomini ecc).
Dopo le 5 settimane i cuccioli elaborano i comportamenti ostili verso i fratelli principalmente sotto l'effetto
dei drive di possessività ed esplorazione ed integrati dal progressivo cambio delle abitudini della madre nei
loro confronti (svezzamento), generando conflittualità per competitività.
Etologicamente il comportamento aggressivo è essenzialmente scatenato dalla comparsa di un proprio simile
poiché con rappresenta il più forte competitore per le risorse di base. Tutti i vertebrati mostrano lotte tra
simili, essendo programmati per farlo; quanto, quanto a lungo e con quanto ardore dipenderà dalla
valutazione finale dei rischi e benefici. La competizione sarà quindi più forte tra individui della stessa specie,
sesso ed età, secondo il principio della somiglianza.
Nei cani e nei lupi la lotta tra simili avviene secondo meccanismi ritualizzati che tendono a favorire nella
valutazione dei pro e contro i benefici della vita sociale. Nei canidi si definisce quindi il termine di
identificazione come meccanismo scatenante l'aggressività (segnale-stimolo indotto dalla lotta fra cuccioli)
ma anche come inibitore dell'aggressività grazie al riconoscimento.
Il comportamento aggressivo del cucciolo è in costante mutamento,parallelamente al suo sviluppo fisico e
motorio. Vengono comunque individuati tre fattori chiave per spiegare l'ontogenia dell'aggressività:
la relazione con i fratelli
lo svezzamento
la relazione con il padre/adulto
La relazione tra fratelli permette l'ottimizzazione dei drive aggressivi, come già visto, e si sviluppa con il
meccanismo di regolazione del morso.
Lo svezzamento e la conseguente diversa relazione con la madre permette l'approfondimento della
meccaniche relazionali con i fratelli tramite i primi comportamenti cooperativi e l'identificazione dei primi
importanti segnali inibitori dell'adulto/madre (ottimizzazione) dovuti alla presenza di cibo ed altro.
Gli incontri sociali con adulto/padre/estranei permette la conferma dei meccanismi di inbizione
dell'aggressività usati con la madre (minimizzazione).
Obiettivo di questi meccanismi è preparare i cuccioli alla futura vita sociale, la madre e gli adulti hanno come
obbiettivo non quello di insegnare ai cuccioli ad usare l'aggressività ma bensì come evitare o limitare il
ricorso all'aggressività.
Se il compito iniziale del cucciolo è riconoscere e distinguere i segnali-stimolo subito dopo !a nascita per
garantirsi sopravvivenza, per il giovane cane il compito principale è imparare l'arte del compromesso; la
capacità compromissoria è tanto importante negli animali sociali che la selezione naturale favorisce proprio
quei soggetti che meglio si adattano alla vita sociale tramite esso.
Il compromesso significa ottenere a volte ciò che si vuole, a volte no; significa io adesso ti faccio un favore,
poi tu me lo restituirai; significa io adesso non ti uccido, perché da solo non posso cacciare.
Gli animali sociali passano molto tempo a stretto contatto e conseguentemente i conflitti sono inevitabili, è
quindi naturale per loro sviluppare meccanismi di controllo delle ostilità. Una via sono, come visto, i
meccanismi ritualizzati di comunicazione. Ma per animali altamente sociali ed aggressivi i soli meccanismi
ritualizzati non sono sufficienti, poiché per quanto ritualizzata l'aggressività resta sempre tale.
Tramite /'ontogenia dell'aggressività e della paura cani e lupi hanno sviluppato altri due fattori motivazionali:
l'aggressività sociale e la paura sociale. Aggressività sociale significa "vattene ma non troppo lontano né
troppo a lungo", paura sociale significa"io non ti darò fastidio se tu non mi farai del male". Aggressività e
paura implicano invece relazioni basate su "o tu o io".

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